Spreco Zero
Spreco zero – Un s’bòta via gnint!
Da alcuni mesi a questa parte, ogni mercoledì nei locali della Cooperativa “Poco di Buono” di Rimini si trovano cassette miste di frutta e verdura: è un’iniziativa che abbiamo chiamato SPRECO ZERO. Perché questo nome? La frutta e la verdura che non arriva sui banchi della grande distribuzione perché di forma imperfetta o calibro sbagliato o con altri piccoli difetti estetici, noi la recuperiamo!
Quello che succede alla frutta e alla verdura succede al cibo confezionato, ammaccato nel trasporto, e buttato senza nemmeno passare dallo scaffale o gettato a pochi giorni dalla raccolta
(http://www.chilopesa.it/2010/02/10/cibo-sprecato/).
In rete si possono reperire questi dati sconcertanti:
- 4 miliardi di euro è il valore dei beni alimentari che finiscono nei rifiuti ogni anno in Italia per un totale di 1,5 milioni di tonnellate di alimenti eliminati;
- il 15% di pane e pasta, il 18% di carne e il 12% di verdura ed ortaggi sono gettati via ogni giorno.
Questa è una tendenza mondiale se pensiamo che negli Usa il 40-50% del cibo viene sprecato e anche in Inghilterra il 30-40% dei prodotti alimentari finisce nella spazzatura.
Sono 150 milioni le persone nel mondo che potrebbero essere sfamate dal cibo gettato, considerando che 852 milioni di persone nel mondo sono sottoalimentate e 5 milioni i bambini che ogni anno muoiono per cause legate alla fame (www.sosconsumatori.it/spreco_quotidiano.htm).
Dai dati sugli sprechi nei Paesi ricchi del mondo è chiaro che il problema di malnutrizione e sottoalimentazione che la FAO denuncia costantemente non necessita di una maggiore produzione di cibo per essere risolto.
Diciamo BASTA alla speculazione sul cibo. La sovrapproduzione di cibo è un problema da molti punti di vista: tutti i prodotti non consumati diventano rifiuti, con gli innumerevoli problemi che la loro gestione comporta, sia che vengano stoccati in discarica, sia che siano inceneriti. Produrre cibo costa in termini di consumo energetico e di territorio, di utilizzo di acqua, di pesticidi e fertilizzanti, con conseguenti emissioni nocive.
Come ricorda Vandana Shiva, il circolo è vizioso, perché ”il circuito della produzione industriale ha bisogno dello spreco per creare surplus. Inoltre, l’agricoltura meccanizzata e la vendita di massa richiedono uniformità che si traduce in ulteriore spreco: frutti e ortaggi che non rispettano le misure standard devono essere buttati via”. Le storture del sistema non sono difficili da vedere, aggiunge la vicepresidente di Slow Food: “oggi il cibo è esportato e poi reimportato di nuovo nel suo Paese d’origine, creando un alto profitto per l’agrobusiness. I prezzi della produzione agraria sono scesi, ma
quelli delle derrate alimentari crescono, un paradosso creato dalla speculazione che tratta il cibo come mera merce.
E’ quanto mai necessario ritornare alle origini del cibo e smettere di considerarlo una commodity”. (http://www.conipiediperterra.com/con-il-cibo-che-si-spreca-si-sfamerebbe-mezzo-pianeta-1025.html)
Consapevoli di ciò abbiamo cominciato a pensare che nel nostro piccolo avremmo potuto fare qualcosa, dare un segnale che una piccola inversione di tendenza sarebbe stata possibile.
Grazie al prezioso aiuto dei volontari, senza i quali tutto ciò non sarebbe possibile, riusciamo a lavorare tra i 1000 e i 2000 KG di frutta e verdura (destinati al macero) a settimana, tutta di provenienza da aziende agricole certificate biologiche.
Questa frutta e verdura viene suddivisa in cassette miste e poi vendute ad un prezzo molto sostenibile. Ultimamente il progetto si sta evolvendo attraverso la trasformazione di questi stessi prodotti in marmellate, succhi di frutta e sott’oli, che abbiamo già proposto, con un ottimo riscontro, ai nostri soci.
